Agostino Re Rebaudengo: “Solo le rinnovabili possono abbassare le bollette italiane”
Condivido con i lettori del Blog la mia intervista rilasciata alla Giornalista Elisabetta Ambrosi e pubblicata su Il Fatto Quotidiano.
Agostino Re Rebaudengo è l’ex presidente di Elettricità Futura, l’associazione di Confindustria che riunisce imprese che valgono il 70% del mercato elettrico italiano: con la sua Asja produce energia rinnovabile da 30 anni. Per questo gli abbiamo chiesto di spiegarci cosa succede alle bollette.
Perché paghiamo più che negli altri Paesi europei?
Il maggior costo è dovuto a più fattori, ma non tutti hanno la stessa incidenza. C’è il peso della tassazione, certo, ma il fattore che contribuisce di più è la dipendenza dalle importazioni di risorse energetiche fossili. L’Italia continua a essere il Paese europeo con la maggiore dipendenza dall’estero: importiamo circa il 75% dell’energia, la media europea è il 58%. Quando sale il prezzo del gas, aumentano i costi della bolletta elettrica perché ancora lo utilizziamo per produrre gran parte dell’elettricità.
Come si forma il prezzo dell ’energia e perché non si riesce a disaccoppiare rinnovabili e fossili?
In realtà, ci si riesce: ci sono i contratti d’acquisto dell’elettricità rinnovabile a lungo termine, i Power purchase agreement (Ppa), con cui le imprese acquistano direttamente dal produttore a un prezzo prestabilito per un numero definito di anni (da 5 a oltre 20); anche con le aste competitive l’elettricità prodotta da rinnovabili viene venduta a un prezzo sganciato da quello del gas. Però, si parla molto di disaccoppiamento, ma non si lavora per favorirlo.
Se le rinnovabili aumentassero le bollette scenderebbero?
Sì, la progressione delle rinnovabili garantirebbe enormi risparmi e questo è vero, lo ha spiegato di recente Arera, anche con l’attuale mercato elettrico basato sul criterio del
prezzo marginale. Se aumenta la produzione di energia elettrica rinnovabile, aumenta il numero di ore del giorno in cui sono loro a fare il prezzo, e non il gas. Oggi l’Italia registra il maggior numero di ore in cui il prezzo dell’elettricità lo stabilisce il gas: il 90% rispetto a poco più del 60% della media Ue.
Dopo la dipendenza dalla Russia, ci troviamo a dipendere per il gas da Paesi come gli Usa. L’unica sovranità energetica è quella data dalle rinnovabili?
Le uniche risorse energetiche presenti in abbondanza in Italia sono le rinnovabili. E il “caso” vuole siano anche le energie con minori costi ed emissioni inquinanti e climalteranti.
Rendere l’Italia più sicura e indipendente significa – da un punto di vista tecnologico –sviluppare, in parallelo, gli impianti rinnovabili, le infrastrutture di rete e i sistemi di accumulo. Significa dare alla filiera industriale nazionale la possibilità di crescere e aumentare la produzione di tecnologie, dando orizzonti certi e a lungo termine alle imprese che intendono investire in Italia. È un circolo virtuoso per l’indipendenza e la competitività italiana che non si alimenta facendo accordi per fare le rinnovabili all’estero e poi importare l’elettricità.
Cosa pensa del nucleare e perché non è una soluzione (per ora)?
Ritengo si debba guardare alle tecnologie senza alcun preconcetto o ideologia: esiste una timeline che ordina per maturità tecnologica le diverse soluzioni energetiche, è una questione di tempi e costi. Quando e se il nuovo nucleare (Small modular reactor, Smr) che il governo ha inserito nel Pniec sarà pronto alla diffusione su larga scala, il settore elettrico dovrà già essere decarbonizzato. In termini di costi, si dispone solo di stime che peraltro indicano, per unità di capacità installata, costi superiori rispetto ai grandi reattori. Quando, a che prezzo, ma anche dove? La localizzazione dei nuovi reattori, stando alla valutazione del Cnr, sembra essere il primo dei problemi in Italia: considerando l’anno - sa questione delle aree idonee per le rinnovabili, sarebbe il caso di chiedere al governo di iniziare subito a lavorare a un decreto Aree Idonee per il nuovo nucleare. Così forse, tra 10-15 anni, quando la tecnologia potrebbe esserci, si saprà anche dove costruire quel centinaio di Smr che il Pniec prevede.
In definitiva cosa bisognerebbe fare subito?
Gli ultimi provvedimenti emanati – dl Agricoltura, dm Aree Idonee e Testo Unico – rendo - no quasi impossibile installare nuove rinnovabili e fanno crescere i costi degli impianti, causando un aumento del costo dell’energia prodotta. La necessità immediata è porre rimedio alle lacune del dm Aree Idonee per evitare che il Paese diventi non idoneo alle nuove installazioni e che si fermino anche i progetti già avviati su cui le imprese hanno investito.
Questo articolo a firma di Elisabetta Ambrosi è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano edizione del 16 febbraio 2025